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L’amicizia sui social (Briciole di websocietà)

L’amicizia sui social (Briciole di websocietà)

15 Novembre 2019 Aggiorna-Menti 0

L’AMICIZIA SUI SOCIAL: NON TI SCORDAR DI ME

Su Facebook, un indizio molto importante che influenza le impressioni, è quello del numero di amici. Contrariamente a quanto si possa pensare, non sempre un numero elevato di amici è associato ad una maggiore popolarità ed estroversione del proprietario del profilo. In media, un profilo Facebook ha circa 130 amici, numero che può essere però leggermente più alto nel caso si tratti di un profilo di uno studente. Tuttavia, un numero troppo elevato può mettere in dubbio che cosa si intenda per amicizia sul social, e rivelare invece una gara di popolarità anziché un rapporto più o meno profondo con ogni amico (Per approfondire, “L’amicizia online“). Joseph B. Walther, professore della Michigan State University, mediante alcuni studi ha osservato che il picco di gradevolezza sociale e attrattività fisica era proprio di quei profili con circa 300 amici.

Attraverso la risonanza magnetica funzionale è stato evidenziato che l’uso smodato dei social modifica nel cervello delle connessioni neurali riguardanti i pattern di attivazione cereorali implicati nell’elaborazione delle emozioni e delle ricompense. Sui social, la paura di essere dimenticati (individuata meglio come FoMO, acronimo di Fear of Missing Out) è un fenomeno che porta a rimanere on line per ore ed ore.

Un sondaggio sulla popolazione americana che prendeva come soggetti delle persone in una fascia di età che va dagli adolescenti ai cinquantenni, ha avuto come risultato il fatto che gli adolescenti ed i giovani adulti controllano il proprio account Facebook circa ogni 15 minuti. Questo dato è molto allarmante, perché indica che essi non riescono a concentrare la propria attenzione su ciò che stanno facendo per più di un quarto d’ora; gli studi di psicologia cognitiva hanno già ampiamente dimostrato come l’attenzione divisa su due compiti oppure il continuo spostamento di attenzione da una fonte di informazioni ad un’altra diminuisca le prestazioni di ciascun compito rispetto a quando ognuno di essi viene svolto singolarmente. Per esempio, studiare ed avere in una finestra sul computer la home di un social, oppure interrompere la concentrazione impiegata nello studio per controllare le notifiche, richiede una maggiore attenzione per riprendere nuovamente l’attività lasciata in sospeso.

Lo scrittore statunitense, Nicholas Carr, scrive: “Negli ultimi anni ho cominciato ad avere la sgradevole sensazione che qualcuno, o qualcosa, stesse armeggiando con il mio cervello, cambiando la mappa dei miei circuiti neurali […]. Di solito mi risultava facile immergermi in un libro o in un lungo articolo […]. Oggi non ci riesco quasi più. La mia concentrazione comincia a scemare dopo una o due pagine …

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